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Nagorno Karabakh, la pace può attendere

Una guerra lunga quasi trent’anni costata oltre trentamila morti, più di un milione di sfollati, immense distruzioni. E’ il conflitto dimenticato tra Azerbaijan e Armenia per il possesso del Nagorno Karabakh, regione contesa del Caucaso meridionale che Stalin nel 1920 strappò all’Armenia cristiana e cucì all’Azerbaijan musulmano. Alla fine degli anni Ottanta la dissoluzione dell'Unione Sovietica e il rifiuto della martellante discriminazione etnica e religiosa spinse gli armeni del Karabakh a mobilitarsi per riunirsi alla madrepatria. Nel settembre 1991 il Soviet locale dichiarò l'indipendenza dall'Azerbaijan appena fuoriuscito dall’Urss, Seguirono il referendum riconosciuto dalla Corte suprema sovietica e le elezioni che sancirono la nascita della Repubblica del Nagorno Karabakh. Nel gennaio dell'anno seguente la reazione azera fece esplodere la Prima Guerra del Karabakh conclusa nel 1994 con l’accordo di cessate il fuoco. Da allora sono iniziati gli infruttuosi negoziati di pace coordinati dal Gruppo di Minsk.
Pace fragile e mai raggiunta perché gli scontri non hanno mai avuto fine, alternando momenti di stasi a fiammate improvvise e sanguinose. L'ultima il 27 settembre 2020 quando l’Azerbaijan fiancheggiato dalla Turchia ha scatenato la Guerra dei 44 giorni che in poco più di un mese ha travolto l’esercito armeno e occupato larga parte della Repubblica dell’Artsakh (così è stato ribattezzato il Karabakh nel 2017). Secondo le fonti ufficiali sono almeno settemila i morti, centinaia i prigionieri e i dispersi, oltre centomila gli sfollati dell’ultima escalation. Vittime che si sono aggiunte alla tragica contabilità dell'intero conflitto. L'Azerbaijan, nonostante l'ennesima tregua firmata il 9 novembre 2020, in realtà non ha mai cessato completamente le ostilità. In Nagorno Karabakh la pace può attendere.
SOTTO TIRO Martakert (Repubblica dell'Artsakh) settembre 2015 - Sotto il fuoco azero lungo la linea di contatto di Martakert, città liberata dagli armeni il 27 giugno 1993, un anno dopo l'inizio della Prima Guerra del Karabakh. Il conflitto per l'indipendenza della Repubblica dell'Artsakh (così è stato ribattezzato il Karabakh nel 2017) in due anni ha causato complessivamente 30.000 morti, quasi 100.000 feriti e oltre un milione di sfollati interni.
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SOTTO TIRO Martakert (Repubblica dell'Artsakh) settembre 2015
Sotto il fuoco azero lungo la linea di contatto di Martakert, città liberata dagli armeni il 27 giugno 1993, un anno dopo l'inizio della Prima Guerra del Karabakh. Il conflitto per l'indipendenza della Repubblica dell'Artsakh (così è stato ribattezzato il Karabakh nel 2017) in due anni ha causato complessivamente 30.000 morti, quasi 100.000 feriti e oltre un milione di sfollati interni.
LA GUERRA DEI 4 GIORNI Talish (Repubblica dell'Artsakh) maggio 2016 - Militari in marcia verso il fronte. Tra il 2 e il 5 aprile 2016 venne combattuta la Guerra dei 4 giorni. Secondo le fonti più accreditate l'offensiva dell'Azerbaijan causò complessivamente almeno 400 morti. A Talish, villaggio armeno a ridosso della linea di contatto, tre anziani vennero giustiziati e mutilati dalle forze speciali azere.
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LA GUERRA DEI 4 GIORNI Talish (Repubblica dell'Artsakh) maggio 2016
Militari in marcia verso il fronte. Tra il 2 e il 5 aprile 2016 venne combattuta la Guerra dei 4 giorni. Secondo le fonti più accreditate l'offensiva dell'Azerbaijan causò complessivamente almeno 400 morti. A Talish, villaggio armeno a ridosso della linea di contatto, tre anziani vennero giustiziati e mutilati dalle forze speciali azere.
CITTA' FANTASMA. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020 - Nella capitale svuotata dalla Guerra dei 44 giorni scoppiata il 27 settembre 2020 si aggirano solamente decine di cani randagi e i mezzi diretti al fronte. Davanti a un negozio chiuso, durante una breve pausa dei bombardamenti una mano pietosa ha lasciato del cibo per sfamare gli animali.
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CITTA' FANTASMA. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020
Nella capitale svuotata dalla Guerra dei 44 giorni scoppiata il 27 settembre 2020 si aggirano solamente decine di cani randagi e i mezzi diretti al fronte. Davanti a un negozio chiuso, durante una breve pausa dei bombardamenti una mano pietosa ha lasciato del cibo per sfamare gli animali.
MORTE DAL CIELO. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020 - Un militare osserva l'incursione di un drone azero sui sobborghi della città. L'Azerbaijan ha utilizzato massicciamente velivoli pilotati in remoto TB2 di fabbricazione turca e Harop israeliani con i quali ha travolto le difese armene colpendo anche numerosi obiettivi civili. L'Artsakh è stato inoltre bersagliato da batterie di razzi Grad e Lar 160 forniti dalla Russia, principale alleato dell'Armenia ma tra i primi fornitori di armi dell'Azerbaijan.
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MORTE DAL CIELO. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020
Un militare osserva l'incursione di un drone azero sui sobborghi della città. L'Azerbaijan ha utilizzato massicciamente velivoli pilotati in remoto TB2 di fabbricazione turca e Harop israeliani con i quali ha travolto le difese armene colpendo anche numerosi obiettivi civili. L'Artsakh è stato inoltre bersagliato da batterie di razzi Grad e Lar 160 forniti dalla Russia, principale alleato dell'Armenia ma tra i primi fornitori di armi dell'Azerbaijan.
IL TEMPO SOSPESO. Shushi (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020 - Una cantina trasformata in rifugio nei sobborghi della città. Per oltre un mese migliaia di civili hanno vissuto in queste condizioni notte e giorno, spesso senza luce e acqua a causa dei violenti bombardamenti. Durante la Guerra dei 44 giorni quasi 100.000 persone, il novanta per cento della popolazione, hanno abbandonato l'Artsakh.
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IL TEMPO SOSPESO. Shushi (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020
Una cantina trasformata in rifugio nei sobborghi della città. Per oltre un mese migliaia di civili hanno vissuto in queste condizioni notte e giorno, spesso senza luce e acqua a causa dei violenti bombardamenti. Durante la Guerra dei 44 giorni quasi 100.000 persone, il novanta per cento della popolazione, hanno abbandonato l'Artsakh.
ROVINE. Shushi (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020 - I resti del teatro distrutto il 6 ottobre 2020 da un attacco missilistico. Al suo interno ospitava un centinaio di militari armeni impegnati nella difesa della città. Shushi, caposaldo strategico dell'Artsakh, il 7 novembre 2020 è stata conquistata dalle forze speciali azere: due giorni dopo l'Armenia ha firmato il cessate il fuoco, accordo da allora ripetutamente violato dall'Azerbaijan.
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ROVINE. Shushi (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020
I resti del teatro distrutto il 6 ottobre 2020 da un attacco missilistico. Al suo interno ospitava un centinaio di militari armeni impegnati nella difesa della città. Shushi, caposaldo strategico dell'Artsakh, il 7 novembre 2020 è stata conquistata dalle forze speciali azere: due giorni dopo l'Armenia ha firmato il cessate il fuoco, accordo da allora ripetutamente violato dall'Azerbaijan.
SOPRAVVISSUTO. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020 - Arman Mkrtchyan, 27 anni, volontario giunto da Yerevan, prega nella cattedrale ortodossa di Stepanakert. Ha un braccio fasciato per le ferite riportate al fronte: "Torno a casa ma lascio qui molti compagni che non potranno più riabbracciare le famiglie". L'Armenia ha dichiarato 3773 caduti, 321 dispersi, oltre un centinaio di prigionieri tutt'ora nelle mani dell'Azerbaijan. Secondo le fonti ufficiali la Guerra dei 44 giorni avrebbe complessivamente causato settemila morti. Fonti indipendenti ne stimano almeno diecimila.
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SOPRAVVISSUTO. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020
Arman Mkrtchyan, 27 anni, volontario giunto da Yerevan, prega nella cattedrale ortodossa di Stepanakert. Ha un braccio fasciato per le ferite riportate al fronte: "Torno a casa ma lascio qui molti compagni che non potranno più riabbracciare le famiglie". L'Armenia ha dichiarato 3773 caduti, 321 dispersi, oltre un centinaio di prigionieri tutt'ora nelle mani dell'Azerbaijan. Secondo le fonti ufficiali la Guerra dei 44 giorni avrebbe complessivamente causato settemila morti. Fonti indipendenti ne stimano almeno diecimila.
L'ULTIMO SGUARDO. Stepanakert (Repubblica dell'Arstakh), ottobre 2020 - Un anziano appena deceduto sull'ambulanza giunta pochi istanti prima all'ospedale di Stepanakert. Moves Pogosyan, 63 anni, è rimasto sotto le macerie della sua abitazione centrata da un razzo. Sarebbero almeno un centinaio i civili armeni morti a causa dell'offensiva del 2020, una decina quelli azeri.
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L'ULTIMO SGUARDO. Stepanakert (Repubblica dell'Arstakh), ottobre 2020
Un anziano appena deceduto sull'ambulanza giunta pochi istanti prima all'ospedale di Stepanakert. Moves Pogosyan, 63 anni, è rimasto sotto le macerie della sua abitazione centrata da un razzo. Sarebbero almeno un centinaio i civili armeni morti a causa dell'offensiva del 2020, una decina quelli azeri.
ROVINE Shushi (Repubblica dell'Artsakh) settembre 2015 - Le rovine della moschea inferiore di Shushi. La città venne conquistata dagli armeni l'8 maggio 1993 al termine di una cruenta battaglia che costrinse gli abitanti azeri a scappare in Azerbaijan. Il 7 novembre 2020 Shushi, caposaldo strategico dell'Artsakh, è stata occupata dall'Azerbaijan: l'intera popolazione, si stima almeno 4000 persone, è stata costretta a fuggire in Armenia.
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ROVINE Shushi (Repubblica dell'Artsakh) settembre 2015
Le rovine della moschea inferiore di Shushi. La città venne conquistata dagli armeni l'8 maggio 1993 al termine di una cruenta battaglia che costrinse gli abitanti azeri a scappare in Azerbaijan. Il 7 novembre 2020 Shushi, caposaldo strategico dell'Artsakh, è stata occupata dall'Azerbaijan: l'intera popolazione, si stima almeno 4000 persone, è stata costretta a fuggire in Armenia.
DISPERAZIONE. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020 - La disperazione dei genitori di un militare appena sepolto nel cimitero di Stepanakert. Si chiamava Aram Mkrtchyan, aveva combattuto nel 1992 la Prima Guerra del Karabakh e nel 2016 la Guerra dei 4 giorni. Aveva poi contribuito alla campagna di sminamento dell'Artsakh rimanendo ferito durante la rimozione di un ordigno. Arruolato volontario allo scoppio della Guerra dei 44 giorni, è morto al fronte il 9 ottobre 2020: quattro giorni prima aveva compiuto 46 anni, ha lasciato la moglie e tre figli.
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DISPERAZIONE. Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), ottobre 2020
La disperazione dei genitori di un militare appena sepolto nel cimitero di Stepanakert. Si chiamava Aram Mkrtchyan, aveva combattuto nel 1992 la Prima Guerra del Karabakh e nel 2016 la Guerra dei 4 giorni. Aveva poi contribuito alla campagna di sminamento dell'Artsakh rimanendo ferito durante la rimozione di un ordigno. Arruolato volontario allo scoppio della Guerra dei 44 giorni, è morto al fronte il 9 ottobre 2020: quattro giorni prima aveva compiuto 46 anni, ha lasciato la moglie e tre figli.
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