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Nagorno Karabakh, la pace può attendere
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SOTTO TIRO Martakert (Repubblica dell'Artsakh) 8 settembre 2015.  - Lungo la linea di contatto di Martakert, città liberata dagli armeni il 27 giugno 1993 durante la Prima Guerra del Karabakh. Il conflitto per l'indipendenza della Repubblica dell'Artsakh (così è stato ribattezzato il paese nel 2017) in due anni ha causato complessivamente 30.000 morti, quasi 100.000 feriti e oltre un milione di sfollati interni.
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SOTTO TIRO Martakert (Repubblica dell'Artsakh) 8 settembre 2015.
Lungo la linea di contatto di Martakert, città liberata dagli armeni il 27 giugno 1993 durante la Prima Guerra del Karabakh. Il conflitto per l'indipendenza della Repubblica dell'Artsakh (così è stato ribattezzato il paese nel 2017) in due anni ha causato complessivamente 30.000 morti, quasi 100.000 feriti e oltre un milione di sfollati interni.
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CITTA' FANTASMA Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 5 ottobre 2020.  - Nella capitale svuotata dalla Guerra dei 44 giorni scoppiata il 27 settembre 2020 si aggirano solamente decine di cani randagi e i mezzi diretti al fronte. Davanti a un negozio chiuso, durante una breve pausa dei bombardamenti una mano pietosa ha lasciato del cibo per sfamare gli animali.
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CITTA' FANTASMA Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 5 ottobre 2020.
Nella capitale svuotata dalla Guerra dei 44 giorni scoppiata il 27 settembre 2020 si aggirano solamente decine di cani randagi e i mezzi diretti al fronte. Davanti a un negozio chiuso, durante una breve pausa dei bombardamenti una mano pietosa ha lasciato del cibo per sfamare gli animali.
LA GIOSTRA DELLA GUERRA Shushi (Repubblica dell'Artsakh) 9 settembre 2015.  - Le rovine della moschea inferiore. La città venne conquistata dagli armeni l'8 maggio 1993 al termine di una cruenta battaglia che costrinse tutti gli abitanti azeri a scappare in Azerbaijan. Il 7 novembre 2020 Shushi è stata nuovamente occupata dall'Azerbaijan: l'intera popolazione, almeno 4000 persone, è stata costretta a fuggire in Armenia.
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LA GIOSTRA DELLA GUERRA Shushi (Repubblica dell'Artsakh) 9 settembre 2015.
Le rovine della moschea inferiore. La città venne conquistata dagli armeni l'8 maggio 1993 al termine di una cruenta battaglia che costrinse tutti gli abitanti azeri a scappare in Azerbaijan. Il 7 novembre 2020 Shushi è stata nuovamente occupata dall'Azerbaijan: l'intera popolazione, almeno 4000 persone, è stata costretta a fuggire in Armenia.
SOGNI SPEZZATI Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 6 ottobre 2020.  - Susan Movsesyan aveva solo tre mesi quando nel 1992, durante la Prima Guerra del Karabakh, la madre la portò nei sotterranei del teatro cittadino per proteggerla dai bombardamenti azeri. Ventotto anni dopo è tornata nuovamente nello stesso rifugio: "Questa guerra ha spezzato tutti i miei sogni: non ho nulla contro l’Azerbajian, voglio solo vivere in pace nella mia terra".
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SOGNI SPEZZATI Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 6 ottobre 2020.
Susan Movsesyan aveva solo tre mesi quando nel 1992, durante la Prima Guerra del Karabakh, la madre la portò nei sotterranei del teatro cittadino per proteggerla dai bombardamenti azeri. Ventotto anni dopo è tornata nuovamente nello stesso rifugio: "Questa guerra ha spezzato tutti i miei sogni: non ho nulla contro l’Azerbajian, voglio solo vivere in pace nella mia terra".
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MORTE DAL CIELO Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 7 ottobre 2020.  - Un militare osserva l'incursione di un drone azero sui sobborghi della città. L'Azerbaijan ha utilizzato massicciamente velivoli TB2 di fabbricazione turca e Harop israeliani con i quali ha travolto le difese armene colpendo anche numerosi obiettivi civili. L'Artsakh è stato inoltre bersagliato da batterie di razzi Grad e Lar 160 forniti dalla Russia, principale alleato dell'Armenia ma tra i primi fornitori di armi dell'Azerbaijan.
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MORTE DAL CIELO Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 7 ottobre 2020.
Un militare osserva l'incursione di un drone azero sui sobborghi della città. L'Azerbaijan ha utilizzato massicciamente velivoli TB2 di fabbricazione turca e Harop israeliani con i quali ha travolto le difese armene colpendo anche numerosi obiettivi civili. L'Artsakh è stato inoltre bersagliato da batterie di razzi Grad e Lar 160 forniti dalla Russia, principale alleato dell'Armenia ma tra i primi fornitori di armi dell'Azerbaijan.
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SENZA SCAMPO Shushi (Repubblica dell'Artsakh), 8 ottobre 2020.  - I resti del teatro cittadino distrutto il 6 ottobre 2020 da un attacco missilistico. Al suo interno ospitava un centinaio di militari armeni impegnati nella difesa della città, decine le vittime. Shushi, caposaldo strategico dell'Artsakh, il 7 novembre 2020 è stata conquistata dalle forze speciali azere: due giorni dopo l'Armenia ha firmato l'accordo di cessate il fuoco.
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SENZA SCAMPO Shushi (Repubblica dell'Artsakh), 8 ottobre 2020.
I resti del teatro cittadino distrutto il 6 ottobre 2020 da un attacco missilistico. Al suo interno ospitava un centinaio di militari armeni impegnati nella difesa della città, decine le vittime. Shushi, caposaldo strategico dell'Artsakh, il 7 novembre 2020 è stata conquistata dalle forze speciali azere: due giorni dopo l'Armenia ha firmato l'accordo di cessate il fuoco.
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L'ATTESA Shushi (Repubblica dell'Artsakh), 8 ottobre 2020.  - Una cantina trasformata in rifugio nei sobborghi della città. Per oltre un mese migliaia di civili hanno vissuto in queste condizioni notte e giorno, spesso senza luce e acqua a causa dei violenti bombardamenti. Durante la Guerra dei 44 giorni quasi 100.000 persone, il novanta per cento della popolazione, hanno abbandonato l'Artsakh.
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L'ATTESA Shushi (Repubblica dell'Artsakh), 8 ottobre 2020.
Una cantina trasformata in rifugio nei sobborghi della città. Per oltre un mese migliaia di civili hanno vissuto in queste condizioni notte e giorno, spesso senza luce e acqua a causa dei violenti bombardamenti. Durante la Guerra dei 44 giorni quasi 100.000 persone, il novanta per cento della popolazione, hanno abbandonato l'Artsakh.
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ADDIO Talish (Repubblica dell’Artsakh) 8 MAGGIO 2016.  - Lo sgombero di una chiesa a Talish, villaggio armeno al centro della Guerra dei 4 giorni, la violenta offensiva azera avvenuta tra il 2 e il 5 aprile 2016. Nell’attacco tre anziani vennero giustiziati e mutilati dalle forze speciali azere. Secondo le fonti più accreditate il breve conflitto causò complessivamente almeno 400 morti.
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ADDIO Talish (Repubblica dell’Artsakh) 8 MAGGIO 2016.
Lo sgombero di una chiesa a Talish, villaggio armeno al centro della Guerra dei 4 giorni, la violenta offensiva azera avvenuta tra il 2 e il 5 aprile 2016. Nell’attacco tre anziani vennero giustiziati e mutilati dalle forze speciali azere. Secondo le fonti più accreditate il breve conflitto causò complessivamente almeno 400 morti.
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L'ULTIMO SGUARDO. Stepanakert (Repubblica dell'Arstakh), 5 ottobre 2020.  - Un anziano appena deceduto sull'ambulanza giunta da pochi istanti all'ospedale di Stepanakert. Moves Pogosyan, 63 anni, è rimasto sotto le macerie della sua abitazione centrata da un razzo. Sarebbero almeno un centinaio i civili armeni morti a causa dell'offensiva del 2020, una decina quelli azeri.
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L'ULTIMO SGUARDO. Stepanakert (Repubblica dell'Arstakh), 5 ottobre 2020.
Un anziano appena deceduto sull'ambulanza giunta da pochi istanti all'ospedale di Stepanakert. Moves Pogosyan, 63 anni, è rimasto sotto le macerie della sua abitazione centrata da un razzo. Sarebbero almeno un centinaio i civili armeni morti a causa dell'offensiva del 2020, una decina quelli azeri.
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DISPERAZIONE Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 11 ottobre 2020.  - Il dolore dei genitori di un militare appena sepolto a Stepanakert. Si chiamava Aram Mkrtchyan, aveva combattuto nel 1992 la Prima Guerra del Karabakh e nel 2016 la Guerra dei 4 giorni. Arruolato volontario allo scoppio della Guerra dei 44 giorni, è morto al fronte il 9 ottobre 2020: quattro giorni prima aveva compiuto 46 anni, ha lasciato la moglie e tre figli.
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DISPERAZIONE Stepanakert (Repubblica dell'Artsakh), 11 ottobre 2020.
Il dolore dei genitori di un militare appena sepolto a Stepanakert. Si chiamava Aram Mkrtchyan, aveva combattuto nel 1992 la Prima Guerra del Karabakh e nel 2016 la Guerra dei 4 giorni. Arruolato volontario allo scoppio della Guerra dei 44 giorni, è morto al fronte il 9 ottobre 2020: quattro giorni prima aveva compiuto 46 anni, ha lasciato la moglie e tre figli.
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Nagorno Karabakh, la pace può attendere

Una guerra costata oltre trentamila morti, più di un milione di sfollati, immense distruzioni: è il conflitto dimenticato tra Azerbaijan e Armenia per il possesso del Nagorno Karabakh, regione del Caucaso meridionale che nel 1920 Stalin strappò all’Armenia cristiana e cucì all’Azerbaijan musulmano.

La Prima Guerra del Karabakh, scoppiata nel 1992 a seguito della dichiarazione d’indipendenza dall’Azerbaijan e alla nascita della Repubblica del Nagorno Karabakh, si è conclusa nel 1994 con un accordo di cessate il fuoco assai fragile. Da allora, infatti, nonostante i negoziati di pace coordinati dall’OSCE, momenti di stasi si sono alternati a fiammate improvvise e sanguinose.

L’ultima, la Guerra dei 44 giorni dell’autunno 2020, ha visto l’Azerbaijan, fiancheggiato dalla Turchia, travolgere in poco tempo l'esercito armeno, occupando larga parte della Repubblica dell’Artsakh – come è stato ribattezzato nel 2017 il Karabakh – e protraendo le ostilità anche oltre la tregua firmata il 9 novembre 2020. Secondo le fonti ufficiali, quest’ultima escalation ha registrato almeno settemila morti, centinaia di prigionieri e di dispersi, oltre centomila sfollati: vittime che si aggiungono alla tragica contabilità di conflitto ormai trentennale.
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